Dagli angeli del Caravaggio all’androgino alchemico

Dagli angeli del Caravaggio all’androgino alchemico

        Negi anni a cavaliere tra il 1594 e il 1606 Michelangelo Merisi dimora in Roma. Per qualche tempo l’artista lombardo trova impiego presso la bottega del pittore messinese Lorenzo Carli, in via della scrofa, dove lavora dedicandosi alla realizzazione di quadri destinati ad acquirenti in cerca di dipinti a buon mercato. Nel rione Campo Marzio, tra l’area dove apriva i battenti la bottega del Carli e quella dove sorge Palazzo Giustiniani, nelle osterie, tra risse, bravate e brighe coi birri, sopravvive «nec spe, nec metu»1. L’occasione della vita arriva al Merisi dall’incontro con il cardinale Francesco Maria del Monte, uomo di cultura appassionato di arte e di alchimia. «Nel 1596, del Monte acquista quel villino immerso nel verde a due passi da Villa Borghese»2 – oggi noto come casino di villa Ludovisi – dove studia, prepara unguenti e concepisce pozioni. Il porporato «stimola la creatività del suo giovane protetto proprio sul tema dell’alchimia»3 commissionandogli un’opera a decoro del soffitto del sancta sanctorum del villino con richiami simbolici ai quattro elementi. Merisi, per la sua unica pittura murale, dipinge un’allegoria: «Plutone per la Terra, Nettuno per l’Acqua e Giove per il Fuoco»4. A nostro avviso, molto probabilmente, vi raffigura la triade alchemica di Paracelso (Giove rappresenta lo Zolfo e l’Aria; Nettuno rappresenta il Mercurio e l’Acqua; Plutone rappresenta il Cloruro e la Terra)5 oppure il processo di trasformazione alchemica nelle sue fasi (Nigredo, Albedo, Citrinitas, Rubedo)6.

        «Dipinse in un maggior quadro la Madonna che riposa dalla fuga in Egitto: evvi un angelo in piedi che suona il violino, San Giuseppe sedente gli tiene avanti il libro delle note, e l’angelo è bellissimo, poiché volgendo la testa dolcemente in profilo va discoprendo le spalle alate e ‘l resto dell’ignudo interrotto da un pannolino. Dall’altro lato siede la Madonna, e piegando il capo sembra dormire col bambino in seno»7. Il Bellori, scrittore e storico dell’arte, così descrive l’opera “Riposo durante la fuga in Egitto” dipinta da Michelangelo Merisi tra il 1596 e il 1597 (Vedi immagine). «Certi angeli del Merisi sono ai limiti della censura: all’artista piace giocare con il fuoco. Non si lascia sfuggire l’occasione di trasformare il violinista alato che consola la Sacra Famiglia nella sosta durante la fuga in Egitto