Spergiuri

Spergiuri

La notte, leale verso Ade e compagna delle Moire,
alla ventitreesima ora accoglie nel suo sterile grembo i demoni ctoni:
orridi spettri che non danno tregua
a chi, su letti logori per gli agitati sonni,
si abbandona affidando alla Provvidenza il divenire
e accompagna con egoistiche suppliche la stanca compieta.
Le palpebre grevi per l’obolo a Caronte
sbarrano le porte a quanto è detto vita.
Il torpore non aiuta. Rende folli con i suoi magheggi.
E sembra sia ad un passo il balsamo lenente.
Le labbra melliflue.
La pelle marmorea.
Il tocco lascivo.
Quegli sguardi languidi vibranti di erotica dolcezza,
carichi di desiderio, complice dell’amore intimo che solo può tutto.
Bugiardi quei suoi occhi che giuravano: «Sarà tua sempre».