I guantoni e la camicia nera

I guantoni e la camicia nera

Mussolini lo volle accanto a sé sul balcone di Piazza Venezia. Il Duce quasi non si vedeva di fianco a quell’atleta di due metri d’altezza. Era divenuto ormai un modello di italianità. Osannato dalle folle e omaggiato dalle istituzioni divenne anche eroe dei più giovani che ne leggevano le imprese sulle strisce a fumetti che lo vedevano protagonista.

        carnera-ring-230Una volta che ebbe finito di radersi, pulendo con l’asciugamano che aveva sulle spalle la schiuma da barba che era rimasta a seccarsi qua e là sulla faccia, chiamò la reception dell’hotel per farsi portare da mangiare e i giornali. Indossò la camicia, tirò su le bretelle e scelse la giacca da indossare che poggiò, stando attento perché non si sgualcisse, sullo schienale della sedia. Rimase ad aspettare guardando fuori dalla finestra. Dopo poco bussarono alla porta. Entrò una graziosa ragazzina che nel vedere il gigante farsi avanti per accoglierla ebbe un sussulto, poi spinse attraverso la stanza il carrellino con la colazione; prima di uscire poggiò i giornali su di un tavolino sistemato di fianco ad una poltrona e si congedò accennando un inchino.

        Trascurando completamente il vitto, si sedette sulla poltrona e sfogliò di corsa i giornali cercando l’articolo che parlava di lui per leggerne le frasi di incoraggiamento. Trovò scritto in un piccolo trafiletto alla fine della pagina sportiva: «Budapest, 4 dicembre 1937, Anno XVI dell’Era Fascista. Vittoria brillante dell’italiano Primo Carnera sul romeno Joseph Zupan».

        Comprese che all’Italia servivano vittorie. Non ci sarebbero state frasi di incoraggiamento e sproni dopo le sconfitte, folle acclamanti a fare da supporto. Avere indossato con orgoglio la camicia nera non ha reso orgogliosi gli italiani del loro pugile: tanto se ne vergognano, se perde, da riportare notizie false sugli incontri; tanto è inutile, se perde, che non serve dedicargli lunghi articoli di giornale.

        Le ossa ricominciarono a fare male. Si lasciò sprofondare nella poltrona. Stremato, si abbandonò al sonno.