Un re, tre fratelli, un agnello

Un re, tre fratelli, un agnello

        Moltissimi anni fa, saranno più di seimila, viveva un uomo insieme a suo figlio. L’uomo era un saggio eremita che osservava le cose del mondo; egli gioiva per le cose buone e soffriva per quelle cattive. Il monte sul quale vivevano, il più alto ed impervio del mondo, era abitato, oltre che da loro due, da creature di mite natura, sia che queste avessero l’aspetto della colomba sia che avessero le fattezze feroci dell’orso. Tutti sopra quel monte vivevano in pace ed armonia. Non c’era creatura che agognasse di fare del male alle altre. Correvano in pace i cavalli nei verdi pascoli, cinguettavano allegri gli uccelli sopra i rami dei fecondi alberi, i leoni e le tigri riposavano nelle verdi foreste e nei rigogliosi fiumi e nei placidi laghi sguazzavano i pesci. Una volta, dalla sommità del monte, il padre ed il figlio osservarono gli avvenimenti che accadevano in un regno lontano.

        Il regno era governato da un re giovane e bello, ma malvagio come pochi sulla terra. Prova della sua crudeltà era quanto in quel tempo stava accadendo. Essendo le ricchezze ad esclusivo appannaggio del re, il popolo viveva di stenti e di miseria. La gente era incattivita dalla povertà e dalla fame, corrotta dalla sofferenza e dalle disgrazie. Di tanto in tanto il re offriva la possibilità a qualcuno di ottenere copiosi doni a condizione però di superare alcune prove. C’erano tre fratelli che vivevano in quel regno, sudditi dello scellerato re. A questi fratelli furono promessi abiti raffinati, immense ricchezze, donne affascinanti e cibi succulenti. Al primo fratello fu concesso un intero giorno per entrare a palazzo, nei camerini del re e scegliere delle vesti: tanti abiti sarebbero stati suoi quanti fosse riuscito ad indossarne. Allora l’uomo entrò a palazzo e cominciò a rovistare fra i vestiti che se pure di pregevole fattura non contentavano i suoi gusti poiché cercava degli abiti che lo facessero apparire più regale del sovrano. Riuscì, alla fine della giornata, ad indossarne solamente uno.

        Il giorno seguente, al secondo fratello fu concessa un’ora per arraffare quanto più oro possibile dai forzieri del re e portarlo nel centro della piazza. In poco meno di mezz’ora le tasche del secondo fratello erano colme di monete, pesanti monete d’oro. I passi erano resi talmente lenti dalla preziosa zavorra che l’uomo raggiunse la piazza quando l’ora concessa era già passata da molti minuti.

        La sera di quello stesso giorno, al terzo fratello fu ordinato di scegliere la donna con cui giacere durante la notte. Ne furono portate al suo cospetto tre, coperte a tal punto da non poterne conoscere altro che l’altezza. L’ultimo dei tre fratelli fece la sua scelta, invidiato dagli altri