Fury. Il racconto della guerra per quello che è: miseria, sconforto e desolazione

Fury. Il racconto della guerra per quello che è: miseria, sconforto e desolazione

        A quindici anni dall’uscita nelle sale del film Salvate il soldato Ryan, un nuovo lungometraggio racconta la guerra con estrema realisticità, strappando via l’idea dell’epopea romantica carica di atti di eroismo degni dell’epica omerica che l’industria cinematografica – seppure con pellicole che ogni cinefilo dovrebbe avere in casa, quali, ad esempio, Il giorno più lungo (1962) – ha instillato nello spettatore con innumerevoli titoli a partire dal secondo dopoguerra.

        Fury, uscito nelle sale italiane lo scorso 3 Giugno, racconta uno degli ultimi giorni della seconda guerra mondiale così come è stato vissuto dal gruppo di manovra di un carro armato, senza cedere (salvo appena un poco nel finale) ai trionfalismi patriottici della retorica del vincitore che racconta la storia. Non vengono sottaciute, inoltre, certe cose non proprio edificanti, come truppe composte molto spesso da disadattati e sadici.

        Il regista e sceneggiatore David Ayer ha voluto realizzare un film autentico e reale. Per riuscire nell’impresa, la produzione ha utilizzato veri carri armati, oggetti di scena reali e costumi che riproducono fedelmente le uniformi utilizzate nell’ultimo mese di guerra sul teatro europeo. Per la stesura della sceneggiatura, il regista ha coinvolto numerosi veterani, raccogliendo le testimonianze di chi ha assistito in prima linea alle atrocità della guerra più sanguinaria di sempre.

        E dalla prima linea arrivano anche le immagini che hanno ispirato il taglio delle riprese. Il punto di forza del film, infatti, è senza dubbio la fotografia che ripropone i momenti immortalati dagli scatti realizzati sui campi di battaglia nel corso dei combattimenti o durante i rari momenti di relax delle truppe. Riprese evocative, dinamiche, che offrono una prospettiva “inside view” a chi guarda il film, e l’impressione è di ritrovarsi trascinati a forza in mezzo al fango ad assistere in prima persona agli avvenimenti portati in scena. Per lo stesso motivo, anche la scenografia è eccezionalmente accurata e fedele alla storia: ogni scena del set è stata realizzata riproducendo fin nel minimo dettaglio quanto impresso sulle fotografie dell’epoca.

        Come già anticipato, sul finale si può intuire un accenno di trionfalismo, quasi a sottolineare che i combattenti americani sono veramente come quelli presentati nel film. In verità i character dei protagonisti risultano al di là di ogni dubbio