Alchimia. La morte iniziatica come preludio alla purificazione

Alchimia. La morte iniziatica come preludio alla purificazione

candidato, nel momento in cui sottoscrive la convinzione di voler essere iniziato, marca una netta cesura tra il prima e il dopo. Solo con se stesso, comincia a lavorare per abbandonare i limiti dettati dai condizionamenti delle superstizioni e dei dogmi e intraprende un percorso indirizzato al rinvenimento di un’essenza superiore desiderosa di godere della luce della Verità.

        Questo primo momento è l’inizio di un cammino di purificazione. È un viaggio che si compie in un luogo tetro e angusto, coincidente con l’elemento Terra. E in un luogo scuro come le profondità della terra, l’uomo riflette su se stesso con lo scopo di abbandonarsi alla morte iniziatica e rinascere uomo nuovo.

        Così come Gilgamesh – che già abbiamo citato – cammina per ore e ore nella profonda oscurità della montagna prima di rivedere la luce del sole che illumina il giardino degli dei dove è piantato l’albero dai frutti di rubino, meta del suo peregrinare, anche l’aspirante uomo nuovo deve inoltrarsi nelle viscere della montagna.

        Nel mito dell’eroe, lo scopo della discesa – agli inferi, nelle profondità della terra o negli abissi – è caratterizzato universalmente dal fatto che in quelle zone pericolose si trova il tesoro difficile da raggiungere.

        E difficile da raggiungere è il perfezionamento interiore.

        La rinascita è già in atto nell’iniziando che, spinto da profondi sentimenti di ricerca di una più luminosa dimensione spirituale, ha deciso di avviarsi lungo il sentiero dell’esoterismo. Questo significa che l’iniziando ha già in sé le potenzialità per incamminarsi su questa strada, anche in virtù di quanto suggerito da Jung riguardo alla memoria collettiva, agli archetipi simbolici presenti nell’inconscio1.

        In definitiva, l’iniziando ha già dentro sé la guida che lo condurrà alla fine del percorso: lo Spirito della ricerca, del dubbio, che è il riflesso di un fuoco che illumina, dell’Essere Supremo.

        Questo Essere beato e incorruttibile – recita Simon Mago – risiede in ogni essere: vi è nascosto, vi è in potenza e non in atto.