Religio et Res Publica

Religio et Res Publica

        L’interpretazione del termine religio, così come era inteso dai romani, non è rispecchiata compiutamente dall’accezione moderna di religione, in particolare in riferimento a come l’etimologia della parola è stata commentata dagli autori cristiani segnatamente del III e IV secolo d.C.. Il termine religione, che oggi indica un complesso di credenze e che i cristiani hanno voluto cogliere come legame con Dio, virtù morale, unica via di salvezza per l’uomo, i romani lo intendevano come la cura nel compiere i riti sacri. Cicerone scriveva: «Religio è tutto ciò che riguarda la cura e la venerazione rivolti ad un essere superiore la cui natura definiamo divina. » (De inventione. II, 161). Durante gli anni della Repubblica Romana (509 a.C. – 27 a.C.) non esisteva una distinzione netta tra la vita pubblica e la vita religiosa. Gli altari erano collocati in luoghi pubblici e pubblici erano i rituali che intorno ad essi si celebravano, ai quali presenziare, più che un dovere morale, era un obbligo civile regolato addirittura da un capitolo del diritto pubblico che si occupava esclusivamente di religione: lo ius sacrum. Oltre al fatto che gli ordini sacerdotali erano detenuti alle volte dalle alte personalità che ricoprivano importanti cariche civili, lo stesso cittadino romano considerava l’attività religiosa parte integrante della vita quotidiana. Persino il calendario era improntato sulle ricorrenze religiose; organizzato in giorni fasti e nefasti, stabiliva il tempo dedicato alle ritualità. Ogni manifestazione pubblica era insieme civile e religiosa; l’imperator, ad esempio, il generale vittorioso di ritorno da una campagna militare, manifestava la propria gratitudine agli dei per le vittorie conseguite in battaglia dedicando loro parte del bottino di guerra che esibiva trionfante durante una sorta di processione religiosa che celebrava al contempo il favore divino e la potenza militare della Repubblica. Alle volte venivano consacrati importanti successi innalzando templi. La pietas, vale a dire il sentimento di rispetto verso gli dei e la patria che era proprio della comunità dei cittadini romani, assicurava la pax deorum; in altre parole, dal momento che i romani attribuivano i propri successi al loro buon rapporto con gli dei, la pietà popolare ne garantiva la benevolenza. La religione romana era dunque civica e collegiale, garanzia di stabilità sociale, propiziatrice di opulenza e grandiosità per la Repubblica.

        Secondo la visione della Roma repubblicana, la politica di espansionismo attuata in quei secoli doveva essere, anche questa, benedetta dalle divinità. Difatti, prima che le legioni muovessero in direzione di un territorio da conquistare venivano interpellati gli àuguri, i sacerdoti che interpretavano la volontà degli dei. Gli eserciti marciavano solamente se i segni ricevuti erano stati fasti e avevano sancito l’approvazione divina alla